mese archivio: marzo 2012

E-commerce

La crisi con i suoi tristi risvolti, le difficoltà di migliaia di famiglie, la situazione finanziaria incerta preoccupano tanti italiani. Eppure il trend degli acquisti online sembra non conoscere freni, crescendo e imponendosi ormai come la frontiera più moderna dello shopping.

© Javierafael - Fotolia

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Il presidente di NetComm Roberto Liscia, consorzio delle maggiori società che operano nell’e-commerce in Italia, membro di Assinform e di Confindustria rivela come le vendite di prodotti nel nostro Paese stiano recuperando terreno rispetto alle vendite di servizi, con il picco del settore dell’abbigliamento che ha raggiunto quota +38% se paragonato al 2010. I vantaggi dello shopping virtuale sono innumerevoli e riguardano anche il notevole risparmio che si può realizzare. Innanzitutto il tempo da dedicare all’acquisto di qualcosa non deve essere più lesinato nel poco tempo libero, sottraendolo alla famiglia o ad altri interessi; il pc di casa è il portale su un mondo variegato e super assortito. Nessun orario di apertura, né di chiusura, nessun addetto alla vendita insistente o poco competente, la possibilità di ricevere comodamente a casa la merce, spesso scontata a pochi giorni dall’acquisto e di renderla indietro nel caso non andasse bene. Tanti marchi sono esposti nelle vetrine virtuali, perché hanno riconosciuto nell’e-commerce una fonte di pubblicità e guadagno enorme.

Se si cercano vestiti e accessori per l’abbigliamento il mondo del web è popolato da nomi che hanno creato un impero grazie a internet, quali yoox.com, se si vuole acquistare una macchina basterà visitare cerca.automobile.it. Ma anche elettronica, mobili, articoli sportivi, tutto quello che si acquista normalmente per i negozi è disponibile sul web e oggi i controlli si fanno sempre più scrupolosi, onde evitare truffe. È bene infatti sempre affidarsi a siti seri, che rispettino i tempi di consegna e che spediscano la merce conforme a quella ordinata.

Frontiere web della tv

Le nuove frontiere della televisione vanno nella direzione del Web, un passo necessario per rimanere al passo con i tempi e fidelizzare i propri clienti. La rete da la possibilità ai diversi broadcaster di differenziare i propri programmi e declinarli alle esigenze del loro pubblico. Questa è la necessità maggiore per i colossi televisivi che stanno investendo tantissimo in termini economici e strategici.

© rolffimages - Fotolia

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Sky ha lanciato i primi di marzo Sky Go, una piattaforma con 25 canali suddivisi in news, documentari, serie tv, cartoni animati e sport disponibili su pc, iPad, iPhone e tablet della Samsung. E il primo weekend dal lancio del nuovo servizio, gratuito per gli abbonati, i server che dovevano erogare il servizio sono andati in tilt per l’eccessiva richiesta da parte degli utenti. Nicola Brandolese, il Sales & Marketing Manager Sky Italia evidenzia proprio nell’alto livello tecnologico degli utenti Sky il punto di forza e insieme anche la necessità di questo nuovo servizio. Gli abbonati Sky hanno per l’86% un pc, a fronte della media nazionale del 70% e sono circa la metà dei possessori di iPhone e iPad attivi in Italia.

Sul fronte Mediaset la piattaforma Premium Play era stata lanciata già a novembre, disponibile solo su un televisore con decoder Gold del Dgtvi, sui pc e sulla Xbox di Microsoft. Da aprile invece sarà disponibile anche sugli iPad e l’obiettivo è di renderla disponibile su tutti i terminali entro il 2012. L’offerta dei contenuti su Premium Play è organizzata per generi e nelle intenzioni dell’azienda c’è la volontà di estendere l’opzione anche a chi non è abbonato. Per entrambe le aziende il futuro va nella direzione della banda larga, questo è un dato di fatto, generando un processo rivoluzionario all’interno della fruizione e della trasmissione di contenuti, oramai non più affidati alle frequenze.

Social Info

L’introduzione e la diffusione dei social media ha rivoluzionato non solo il modo di comunicare tra le persone, ma anche e soprattutto il modo di accedere alle notizie. Non si può prescindere da questo dato di fatto nel parlare di social media, il cui peso nel panorama dell’informazione condivisa cresce in maniera esponenziale.

© violetkaipa - Fotolia

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E questo è anche quello che emerge dallo studio condotto in America “State of the news media” del Pew research center che evidenzia come il modo di accesso alle informazioni sia radicalmente cambiato nel giro di poco tempo. In America il 9% della popolazione ha dichiarato di informarsi frequentemente su Facebook e Twitter. Sul social network per eccellenza infatti si ricevono aggiornamenti  e notizie da amici e familiari e sette iscritti su dieci affermano di ricevere notizie di quotidiani da parte degli amici, mentre il 13% riceve l’informazione direttamente dalla fonte, avendo il quotidiano nella lista dei propri contatti. Discorso analogo per Twitter e il ruolo di sempre maggiore importanza che sta rivestendo, basti pensare ai moti della Primavera Araba, rapidamente diffusisi tramite il social. Il 36% degli iscritti, secondo lo studio, riceve informazioni dalla famiglia e dagli amici, il 27% direttamente dai quotidiani. Da sottolineare anche come la percezione di trovare notizie, altrimenti difficilmente reperibili, su Twitter investa ben quattro iscritti su dieci.

Un canale d’informazione quindi diverso che fa dell’immediatezza e del passaparola i suoi punti di forza, destinato a espandersi e ad abbracciare un numero sempre maggiore di utenti. Sono specialmente uomini tra i 18 ei 29 anni in possesso di un alto livello di istruzione gli utenti classici di questo nuovo approccio all’informazione, una generazione cresciuta con smartphone e tablet che permettono l’accesso in tempo reale a diverse informazioni.

Google contro SEO in eccesso

Google ha reso noto recentemente di voler cambiare strategia per migliorare il servizio per gli utenti, quindi dando più spazio ai responsabili SEO che offrono contenuti di qualità sul web escludendo chi produce solo SEO in quantità senza badare alla qualità. Ecco quanto rivelato da Matt Cutts, la voce ufficiale di Google specializzato in SEO, che annuncia grandi novità a partire da qualche mese.

© N-Media-Images - Fotolia

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Ottimizzare un sito sulla rete è cosa necessaria ed anche utile. Google però afferma che esagerare in questo senso potrebbe essere controproducente. La finalità dovrebbe infatti essere quella di servire al meglio gli utenti e non di illuderli. Al primo posto dei principi di Google troviamo infatti da sempre l’obiettivo di offrire agli utenti le migliori risposte possibili. Chi fa SEO in eccesso va contro tale principio. Google ha per questo annunciato di voler penalizzare il tentativo da parte di alcuni responsabili SEO, che sfruttano interamente le regole del motore di ricerca per imporre i propri contenuti sul web. Pur di scalare il ranking alcuni responsabili SEO usano ogni strategia possibile sovra-ottimizzando i loro siti. 
In questa maniera Google spera di ricavare risultati migliori e qualitativamente più alti sul motore di ricerca. Meritocrazia è la nuova parola d’ordine per Google, che cerca di instaurare un sistema virtuoso capace di diffondere maggiore visibilità e traffico a contenuti di alta qualità e quindi utili all’utente. Probabilmente Google inizierà ad usare questa nuova strategia già tra qualche settimana. Ovviamente il motore di ricerca non spiega il modo in cui cercherà di raggiungere l’obiettivo. Matt Cutts rivela solo di avere un team di ingegneri altamente qualificato che sta lavorando al fine di risolvere il problema SEO in eccesso e che sta sviluppando un GoogleBot in grado di capire quando l’ottimizzazione viene fatta con ponderatezza garantendo dei contenuti di qualità e quando invece rappresenta solo il semplice inseguimento di risultati senza badare ad offrire contenuti di valore.

Web reputation

© HaywireMedia - Fotolia

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Il mondo del web lancia sempre nuove sfide e mette dinanzi a nuove esigenze. Molte aziende che si occupano di consulenza web, marketing e del posizionamento sui motori di ricerca offrono ora un nuovo servizio, quello della “web reputation”. La “web reputation” è indispensabile per avere successo e attirare consenso. Ad esempio la PhiNet, un gruppo di digital marketing, ha curato negli ultimi mesi l’immagine sul web di diversi protagonisti dell’economia e della politica italiana, come ad esempio i profili di Diego Della Valle, Sergio Marchionne, Luca Montezemolo, Corrado Passera e Alessandro Profumo.

Internet non dimentica nulla. Una volta pubblicata una notizia o una foto sul web non verrà mai più cancellata. Ciò crea legittime preoccupazioni per chi vuole mantenere un profilo ineccepibile. Sempre più spesso quindi persone di un certo calibro come ministri, imprenditori e manager, che determinano il futuro del nostro Paese, si rivolgono alla nuova figura in grado di “ripulire” il loro profilo sul web. Ma come si riesce ad eliminare articoli, dati e commenti negativi sulla rete? Le agenzie di marketing, comunicazione e consulenza usano dei software che forniscono migliaia di informazioni sui canali digitali, social media e video. Purtroppo non è possibile cancellare tutte le fonti negative sul web che tolgono prestigio ad una persona, ma le agenzie che offrono il servizio di “web reputation” svolgono un’attività di sensibilizzazione delle fonti e di gestione delle strategie per una “digital identity protetta” mediante una specie di “lavaggio” virtuale. Una volta individuati sul web tutti i dati che possono nuocere alla reputazione di un cliente, si predispone di un dossier con tutte le soluzioni per salvare la reputazione del cliente intervenendo sia in modo tecnico che giuridico. Per permettere ciò si utilizzano tecniche di “web washing” in grado di nascondere o cancellare quasi in modo definitivo tutti i contenuti ritenuti lesivi.

Social media & Antisemitismo 2.0

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Tra i tanti problemi sollevati dalla rete, c’é anche quello sempre più crescente dell’antisemitismo via web. Un‘indagine svolta recentemente dal Centro di documentazione ebraica contemporanea (Cdec) di Milano ha infatti evidenziato come l’odio antisemita sia rinato in versione 2.0. Purtroppo i pregiudizi e gli atteggiamenti persecutori nei confronti degli ebrei stanno diventando una presenza sempre più affermata sul web.

Mediante i nuovi media virtuali le forme di razzismo, xenofobia e antisemitismo hanno trovato una nuova efficace e potente via di diffusione. L’odio e le mistificazioni vengono diffusi senza problemi sui vari canali digitali. L’allarme è stato lanciato da uno dei maggiori studiosi del fenomeno, Andre Oboler, professore specializzato in social media ed è molto preoccupante. Il cosiddetto “antisemitismo 2.0” rappresenta infatti una pericolosa miscela di moderna tecnologia e neorazzismo. Oggi troviamo sul web più di 8.000 siti antisemiti. La crescita negli ultimi anni è stata enorme considerando che nel 1995 ne esisteva solamente uno. Sulla rete qualsiasi utente ha ad esempio la possibilità di trovare in tutte le lingue immaginabili i “Protocolli dei Savi anziani di Sion”, il falso documento prodotto all’inizio del XX secolo dalla polizia segreta russa o il prodotto “Süss l’ebreo”, un film di propaganda tedesco antisemita del 1940. Oltre ai film di propaganda storici e documenti falsi che venivano attribuiti a delle cospirazioni ebraiche che volevano impadronirsi del mondo intero, sono presenti sul web anche altri documenti falsi moderni, che hanno trovato una larga diffusione in rete, come “il traffico di organi umani in mano ai rabbini” oppure “Israele paradiso dei pedofili”. Inoltre si trovano anche testi che spiegano come gli ebrei abbiano apparentemente sfruttato l’Olocausto a loro vantaggio e testi che sostengono la teoria del negazionismo dell’Olocausto.

Archivum Secretum Vaticanum

Uno degli archivi più grandi al mondo si trova in un bunker sotterraneo a due piani nel Vaticano, sotto il cortile della Pigna, l’Archivio Segreto Vaticano. L’archivio – ricordiamo che non ha nulla di “segreto”, dato che il termine “secretum” in latino significa “personale”, “privato”- contiene documenti ufficiali a partire dal 1612, anche se si trovano documenti che risalgono addirittura all’VIII secolo.

© skyf - Fotolia

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E di questo immenso patrimonio il laboratorio di Fotoriproduzione digitale in tre anni di lavoro ha raccolto ben 48 Terabyte di immagini digitali dei documenti, gestiti da un sistema di server con backup continuo, sistemati in una cassaforte sotterranea. Questo è solo l’inizio perché i documenti custoditi nell’Archivio occupano ben 85 chilometri di scaffalature piene di faldoni, che contengono a loro volta anche centinaia di fogli. Un lavoro quindi mastodontico, necessario per preservare atti e documenti storici dall’usura del tempo e della consultazione manuale.

Custoditi tra gli scaffali vi sono atti ufficiali, archivi di famiglie nobili, di personaggi singoli, documenti della Curia, delle rappresentanze pontificie, lettere, etc per una valore in termini di informazioni e documentazione davvero inestimabile. La complessa opera di digitalizzazione si avvale dell’ausilio d’indici, per muoversi tra gli scaffali e restituire al lavoro certosino una coesione sistematica. I dati infatti devono essere inseriti in una struttura organica, perché dati singolarmente digitalizzati non avrebbero senso.

A tal proposito d’importanza eccezionale si sta rivelando l’indice Giuseppe Garampi. Questi, prefetto dell’archivio tra il 1751 e il 1772, voleva creare una sorta di Orbis Christianus e con i suoi collaboratori appuntò meticolosamente tutto il contenuto dell’archivio. L’opera del Garampi non si realizzò mai, ma oggi quella sorte di mappa dell’archivio è lo strumento grazie al quale orientarsi per la completa digitalizzazione dell’archivio: 125 volumi con 800mila schede.

La presenza social delle PMI

Giovedì 15 marzo presso l’Università IULM di Milano alle ore 9:30 verranno presentati i risultati della rilevazione dell’Osservatorio IULM a proposito l’utilizzo che la PMI fa dei social network. È il secondo anno che l’Osservatorio si concentra su questo fenomeno, analizzando gli sviluppi e prognosticando i prossimi trend.

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Quello che emerge è come le piccole e medie imprese italiane, che costituiscono poi il vero cuore dell’economia del Paese, ricorrano sempre di più ad attività di marketing e comunicazione affidate al canale web. Interessante da notare come la partecipazione delle grandi imprese in Italia alla comunicazione via social media si attesti su dati di crescita inferiori, rispetto alla crescita registrata per le piccole e medie imprese. A fine 2010 infatti i dati percentuali che coinvolgevano le PMI si attestavano intorno al 9,8%, mentre oggi sono saliti addirittura al 43%. Un incremento davvero notevole che trova nella presenza su Facebook il suo successo maggiore. Anche Twitter, Linkedin e Youtube crescono di 20 punti percentuali rispetto al 2010.

Esaminate sono state aziende attive nei settori della moda, dell’alimentare, dell’ospitalità, della pubblica amministrazione, dell’arredamento e le banche per un totale di 720 imprese. Queste hanno investito molto nella loro presenza sul web, anche se pecca ancora l’effettiva qualità di tale presenza, stando almeno a quanto emerge dall’indice di SocialMediAbility. La tendenza quindi evidenzia un incoraggiante, quanto necessario balzo in avanti nella coscienza strategica delle aziende italiane, anche se molto deve essere fatto in termini di qualità delle tattiche adottate, con piani di sviluppo precisi e ben monitorati. Un’evoluzione che in ogni caso aumenta la concorrenzialità delle aziende prese in esame che con le giuste tecniche assicurerà loro un significativo ROI.

Iniziare con il SEO

I dibattiti e gli scambi di esperienze e notizie riguardo le tecniche e gli strumenti per un’ottimizzazione sui motori di ricerca efficace coinvolgono diversi esperti e appassionati. La necessità di un continuo aggiornamento nasce dal fatto che molte aziende sono sempre più consapevoli rispetto l’importanza di corrette manovre in ambito SEO e purtroppo spesso si incappa in errori dettati dalla poca esperienza e della disinformazione.

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Premessa base è la flessibilità che accompagna le strategie SEO; cambiando regolarmente gli algoritmi dei motori di ricerca, non è detto che la tattica adottata lo scorso anno abbia oggi la stessa percentuale di successo. Serve quindi un grande impegno nel tenersi aggiornati e nel monitorare i risultati nel tempo. In questo senso è bene, come per tutte le discipline del resto, aggiornarsi il più possibile, sia con testi stampati, che con la lettura di blog e siti al tema dedicato, specie internazionali. Da un punto di vista tecnico è importante utilizzare parole chiavi negli URL “friendly”, nel senso che un file con molti trattini o segni particolari viene percepito come spam. La ricerca gratuita delle parole chiave può essere effettuata con Google AdWords Keyword Tool, Discovery Keyword o WordTracker. Da monitorare è il volume effettivo di ricerca per le parole chiavi, rispetto alle altre.

Il titolo della pagina è il fattore più importante per il SEO On-Page, è molto raro che raggiungano le prime posizioni parole che non compaiono nella pagina del titolo. Ovviamente i contenuti dovranno essere esclusivi, nel senso che il prodotto per il quale si sta ottimizzando deve essere descritto con le parole chiave individuate; i contenuti interessanti sono un modo, oltretutto, per ottenere link in entrata. Le stesse parole chiave verranno poi utilizzate come testo di ancoraggio quando si collegano le pagine internamente. Buon inizio!