WhatsApp: Google si o no?

messaggistica

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Il servizio di messaggistica WhatsApp potrebbe venire comprato da Google. È questa la notizia che sta facendo il giro del web, dopo che la diffusissima applicazione ha segnato numeri da capogiro. È stato infatti calcolato che per la app a capodanno del 2012 sono passati ben 18 miliardi di messaggi in un solo giorno. Non c’é da stupirsi, dato che WhatsApp copre 100 paesi e 750 reti mobili e ha messo in ginocchio intere compagnie telefoniche hanno visto decimarsi gli sms scambiati tra gli utenti.

Un servizio molto interessante per Google che in materia di messaggistica istantanea è rimasto indietro rispetto ad esempio a Facebook o a Microsoft. Il primo infatti ha il suo servizio Messanger, mentre Microsoft va a braccetto con Skype, dopo un’acquisizione costosissima: otto miliardi. È tempo allora di agire e Google sembra abbia avviato le trattative per l’acquisizione già da circa un mese. Pare anche che WhatsApp rilanci di continuo il suo prezzo, anche perché, se le trattative andassero a buon fine, Google si porterebbe a casa qualcosa come 100 milioni di dollari all’anno. Si ipotizza anche un’integrazione con Google+ e, secondo Digital Trends, l’acquisizione da parte di Google potrebbe costargli circa 1 miliardo di dollari.

Tutto questo, qualche giorno fa. Da poco invece si sta facendo strada un’altra versione dei fatti con WhatsApp che smentisce categoricamente la possibile acquisizione. A quanto sembra non è in corso alcuna trattativa per cedere la proprietà del servizio al celebre motore di ricerca ed é direttamente l’head of business development Neeraj Arora a riferirlo. A questo punto non resta che attendere i prossimi comunicati ufficiali anche se l’acquisizione del servizio é una probabilità tutt’altro che remota, vista la sua diffusione e successo.

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SEO e brand reputation

Si parla sempre di più di brand reputation. La SEO ricopre un ruolo importantissimo in questo settore. In che modo? Vediamo insieme.

Brand

Brand

Innanzitutto è bene che ogni azienda abbia un buon posizionamento sui motori di ricerca per le keyword rilevanti del proprio settore. Così è molto più facile costruire e rafforzare la brand reputation dell’azienda, del blogger o del sito in questione. Secondo un’indagine effettuata da Compete essere primi su Google significa avere più della metà dei click. Avere una posizione migliore nei risultati di ricerca significa che il visitatore automaticamente considera in maniera intuitiva il tuo servizio o prodotto migliore degli altri. Poi é da tener conto del passaparola, che oggi non avviene più solamente come una volta da consumatore a collega, amico, parente etc., bensì tramite i social media. In poco tempo si può ottenere un’ottima visibilità sui canali sociali, che sono di fondamentale importanza per la brand reputation. Ovviamente più i commenti sono positivi e più “fanno bene” al brand. Nell’ultimo rapporto pubblicato da SEMPO, un’associazione no-profit che promuove la SEO, si legge: “L’industria del search è forte ed in espansione: nel 2012 il fatturato dell’intero settore è arrivato a 23 miliardi di dollari, con un incremento del 19% rispetto a quello dell’anno precedente”. Si prevede nel 2013 un’ulteriore crescita, addirittura del 17%. Il valore della SEO all’interno del discorso della brand reputation è di grandissima importanza. La SEO non si può, come tanti credono, fare in poco tempo a costo basso. Anche in questo settore vale la frase magica: la qualità si paga. Se volete un lavoro fatto bene servono sia tempo che risorse. Un brand senza un lavoro serio di SEO alle spalle ai giorni d’oggi rischia di non avere successo.

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Pubblicità sui social media

Un canale imprescindibile per una strategia marketing vincente è il canale dei social. Un universo ricco di collegamenti, consigli, raccomandazioni e suggerimenti che un’azienda attenta alla comunicazione del suo bacino d’utenza non può e non deve sottostimare, specialmente in periodi nei quali i consumi si contraggono e centrale diventa la presenza e la reputazione online, come attività di fidelizzazione della propria clientela.

pubblicità online

pubblicità online

Portali e marchi che hanno fatto della loro presenza sul web un’arma vincente ce ne sono tantissimi, uno su tutti annunci.ebay.it che online pubblica gli annunci degli utenti e soddisfa le esigenze di ricerca degli stessi. Anche di strategie su internet e di consigli su come ottimizzare al meglio una campagna social se ne trovano a bizzeffe. Il consiglio è quello di diversificare sulla base del canale prescelto; un’attività proficua su Facebook non può essere implementata pari pari su Twitter. Ecco quindi che la consapevolezza delle singole specificità e punti di forza dei diversi social network diventa premessa indispensabile per gestire al meglio la propria immagine e il proprio brand.

Nell’universo del web sparire o godere di poca visibilità é un rischio che si corre, se non si attua una strategia vincente e tra offerte, annunci e proposte, il variegato panorama della rete può nascondere caverne oscure in cui si scivola. Non fossilizzatevi solo su un social, il più diffuso e usato é Facebook, ma la vostra pubblicità può seguire canali diversi, da Youtube a Google+. La pubblicità al vostro marchio anche nei tempi dei social si può affidare alla vecchia tecnica del passaparola: in questo caso sono i contenuti che diventano condivisi dai vostri contatti, che raggiungono un bacino più ampio e danno maggiore visibilità anche sui motori di ricerca.

Studi recenti hanno evidenziato come più della metà degli italiani utilizzi dispositivi mobili per navigare; assicuratevi che il vostro sito sia ottimizzato anche per la versione mobile o sviluppate un’applicazione ad hoc. L’e-commerce oggi passa attraverso i social e il mobile.

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Siri Eyes Free

Smartphone on Wheels

Smartphone on Wheels

I nuovi sistemi di infotainment stanno diventando parte integrante degli accessori dei nuovi modelli di automobili. Una rivoluzione che sta coinvolgendo non solo il modo di guidare, ma anche di viaggiare in auto, con la possibilità di connettersi e di usufruire di diversi servizi multimediali on the road.

Di grande presa è il sistema a comandi vocali Siri che permette di effettuare chiamate, interagire con i social network e navigare tutto tramite il comando a voce. Integrate sono le funzioni classiche quali quelle legate al meteo o la possibilità di dettare sms all’iPhone. Siri è già disponibile su auto quali la Mercedes Classe E, ma ora l’elegante auto tedesca non sarà l’unica a offrire il sistema avanzato: Honda ha infatti annunciato a gennaio che durante l’anno in corso il sistema Siri verrà integrato anche sulla Honda Accord e sulla Acura RDX e ILX, un’integrazione questa possibile a patto che il conducente sia in possesso del sistema iOS 6. La notizia era già trapelata durante il CES, ma la Hunday non aveva esplicitamente parlato di alcun modello i particolare. Ora invece è certo quali saranno le due macchine ad aprire una nuova frontiera dell’esperienza di guida, che non si limita più solo a un percorso, ma diventa esperienza multimediale.

Così cambiano le esigenze e le abitudini dei conducenti che grazie ai nuovi sistemi di infotainment potranno ora limitare al massimo le distrazioni, concentrandosi sulla guida e impartendo comandi vocali. Siri Eyes Free punta così a diventare leader nel settore automobilistico tra i sistemi dedicati all’infotainment, una sfida che ha già iniziato in maniera agguerrita, forte anche del suo legame con la Apple, produttore dell’onnipresente iPhone. Non ci resta che attendere la risposta dei principali concorrenti.

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Graph Search

I like

I like

Chissà cosa si inventeranno ancora per dare una svolta, al rialzo s’intende, ai poco esaltanti titoli in Borsa. Facebook sta mettendo in tavola le sue carte migliori e lo ha fatto di recente annunciando la presentazione del nuovo prodotto. Anche il lancio non è stato affidato al caso, ma ha riproposto uno stile tipicamente alla Steve Jobs. Marck Zuckerberg infatti ha invitato la stampa alla conferenza, al motto di “Venite a vedere cosa stiamo costruendo”, alimentando così quell’alone di mistero che girava intorno al nuovo nato in casa Facebook. Infatti non pochi rumors parlavano di un possibile Facebook Phone, mentre altri immaginavano un servizio di Voip.

In realtà si é trattato di un motore di ricerca sociale, interno alla piattaforma stessa, il Graph Search. Si parte praticamente da un’infinita moltitudine di dati, tutti quelli degli utenti iscritti a Facebook, e si inizia una ricerca, digitando una frase di senso compiuto. Un approccio quindi semantico che permette di rintracciare persone con gli stessi interessi, al di fuori della cerchia di amicizie che già si hanno. Gli esempi portati sono stati diversi, a cominciare da quello che ha fatto il giro del web “persone a cui piacciono Guerre Stellari e Harry Potter”, oppure domande relative ai ristoranti di un certo tipo di cucina in cui sono stati gli amici, o ancora le foto di New York, etc.

In pratica un vero e proprio motore di ricerca, che ha spaccato anche gli addetti ai lavori: da una parte infatti c’é chi sostiene che non andrà a concorrere con il motore di ricerca per eccellenza Google, dall’altra c’é chi crede invece che anche Facebook si stia muovendo in direzione web. Non é un caso infatti che le ricerche verranno anche integrate con i risultati provenienti dal web, grazie a Bing.

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Tendenze social 2012

Social Media

Social Media

Il 2012 volge al termine e non poteva mancare un momento di riflessione su quelle che sono state le tendenze nel mondo dei social. La ricerca Nielsen sulla situazione americana mette in luce come il social Pinterest sia stata la piattaforma dell’anno, con utenti in crescita continua: più 1000 per cento da pc, più 1700 per cento da app e più 4600 per cento da mobile. Risultati niente male per un social nato e cresciuto in questa maniera nel corso di un anno. Il traget di riferimento sono le donne che coprono i tre quarti degli utenti di Pinterest.

Molto bene anche Google+ che ha registrato un aumento dei suoi utenti dell’80% e Twitter cresciuto del 13% negli accessi dai pc e del 100% dall’applicazione. Quello che sembra soffrire un po’ di crisi è il social per eccellenza, quel Facebook che ha dovuto incassare un calo dei suoi utenti, in controtendenza con quanto è avvenuto invece per gli altri social. Non è certo un grosso problema per Facebook che rimane in assoluto il network più diffuso con 150 milioni di utenti che si collegano dal pc, 78 milioni dall’app e 74 milioni dalla versione mobile del sito e che hanno prolungato anche la loro presenza, rispetto ai dati del passato.

Accanto al successo repentino di Pinterest, l’altro social che ha goduto quest’anno di un grande successo è stato Linkedin, la rete sociale di professionisti. In circa diciotto mesi il numero di utenti iscritti si è praticamente raddoppiato, raggiungendo cifra 189milioni di utenti. Un successo che si è tradotto anche in un ottimo andamento in Borsa, differentemente da quanto accaduto invece a Facebook. Si è passati infatti dai 64 dollari iniziali ai 111 dollari attuali. Tendenze che vedremo essere riconfermate l’anno prossimo o meno.

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Attenzione agli hacker!

Gli utenti online sono oggi molto più preoccupati rispetto a prima riguardo al probabile furto di nomi, account e password dai portali dove sono registrati. Quasi il 90% degli intervistati ha affermato di essere “abbastanza preoccupato”. Questo quanto emerso da una ricerca della Harris interactive.

sicurezza

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Il motivo è semplice e lampante. Oggi si condividono molte più informazioni su internet rispetto a prima, soprattutto sui social network. Oramai si è creata, parallelamente alla vita reale una vera e propria vita digitale in cui gli utenti internet mostrano spesso più di quanto dovrebbero. Per gli hacker i profili sui social media valgono oro. Perché? Oggi si utilizzano sempre più frequentemente mezzi comunicativi cosiddetti “sociali” come Facebook e Skype. Oramai il telefono, gli sms e addirittura le e-mail sono in parte mezzi già sorpassati dato che la comunicazione non avviene in maniera così istantanea come sui social network. Anche per gli hacker entrare in un account è molto più semplice e veloce rispetto a ad esempio violare il cellulare per leggere sms. Bisogna considerare che con molta probabilità se si dispone di un profilo sui social network si è già nella cerchia dei papabili da hackerare. Una persona interessata a voi, potrebbe scoprire con enorme facilità se siete sposati o divorziati, se lavorate e a che ora tornate normalmente a casa, in che periodo siete in vacanza e che macchina guidate.
Come precisa il professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Università di Catania Davide Bennato: “ La vita digitale ci ha abituato a lasciare una serie di informazioni distribuite all’interno delle diverse piattaforme di social media che frequentiamo”. Se non si vuole fare a meno di frequentare queste piattaforme almeno fate attenzione alla password che utilizzate. Qui vale la regola d’oro: la password migliore è quella che non avete mai utilizzato”. Ricordatevi di usare sempre una password che contiene un mix di lettere, numeri e caratteri speciali.

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Ottimizzare su Facebook

Ormai ogni azienda ha la sua brandpage nell’universo di Facebook, conscia del suo immenso bacino d’utenza e della sua capillare diffusione. Eppure questo non basta per sfruttare al meglio le potenzialità del mondo del web e dei social network e importante in questo senso è capire e attuare le strategie di posizionamento anche sui social, quali Facebook.

I like

I like

Il primo passo é che i commenti, alla stregua degli articoli, contengano le parole chiave legate al contenuto che si traduce in un migliore posizionamento anche nella ricerca interna di Facebook. Così come un articolo deve avere le parole chiavi, alla stessa maniera anche un aggiornamento di stato deve rimandare a loro. Solo in questo modo chi, all’interno del social cerca link, gruppi o informazioni aggiuntive su qualcosa, arriverà più velocemente a voi. Importante è allora modificare il testo quando si condivide un link sulla propria pagina, per mettere in risalto un punto specifico dell’articolo o un concetto chiave. Condividere foto e contenuti significa anche prestare attenzione alle descrizioni, il tutto nell’ottica di creare maggiore interazione con gli utenti. A tal proposito decisivo è anche l’impegno che si mette per creare link esterni che rimandino alla pagina di Facebook, quindi da altri social network, nel caso di Linkedin o nella firma digitale, sempre con una stretta relazione tra il link e il testo di ancoraggio.

Con la nuova timeline Facebook mette in evidenza la sezione “About” che deve sempre essere aggiornata e compilata con cura, così come quella relativa alle informazioni con link diretti alle pagine più importanti, come ad esempio il catalogo dei prodotti. Poche mosse e un occhio più attento, riusciranno ad aumentare la vostra visibilità.  

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Social Media Week a Torino

Dal 24 al 28 settembre anche Torino farà quest’anno parte delle città che, in contemporanea in giro per il globo, ospiteranno la Social Media Week, maxi-manifestazione incentrata sulla comunicazione digitale e le applicazioni che hanno fondato i presupposti per la nascita del web 2.0. Da Berlino a Shanghai, da Glasgow a San Paolo, passando per la Mole Antonelliana, il tema conduttore dell’edizione 2012 sarà “Empowering Change through Collaboration”, ossia dare forza al cambiamento attraverso la collaborazione: un obiettivo che è intrinseco alla natura stessa degli strumenti social.

Social media

Social media

Nato nel 2009, il ciclo di conferenze che costituiscono la Social Media Week è stato lanciato dalla newyorchese Crowdcentric, società che spazia tra media, comunicazione e tecnologia: l’evento non è riservato soltanto agli addetti ai lavori, ma al pubblico trasversale composto da tutti coloro che si sentono toccati dai temi inerenti alla vita nell’era digitale, e perciò l’ingresso a tutti gli appuntamenti è libero, previa iscrizione. Chi non potesse prendervi parte, può seguire comunque la Social Media Week da casa in streaming e su Twitter cercando gli hashtag #smwtorino e #smw12.

Le sedi ufficiali scelte per l’evento nel capoluogo torinese sono il Museo Regionale di Scienze Naturali, Torino Incontra, il Jazz Club, l’Ordine degli Architetti, il Blah Blah in via Po e il Campus universitario Luigi Einaudi, mentre l’epicentro “popolare” sarà ubicato nel piazzale Valdo Fusi. Tra i temi più interessanti che verranno toccati durante la settimana vi sono quello del fare impresa e produrre con i social media, vale a dire la creazione di ricchezza e posti di lavoro in modo innovativo grazie alla rivoluzione digitale, e i cambiamenti apportati dai network sociali alla promozione e all’esperienza del turismo.

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Eredità digitale

Una volta l’eredità era anche fatta di foto, libri e di lettere. Oggi, che viviamo nell’era digitale, sorge spontanea la domanda se la nostra vita digitale avrà un futuro dopo di noi oppure no. Stiamo parlando della cosiddetta eredità digitale. In Usa se ne discute già, mentre in Italia per adesso l’argomento viene ancora trascurato. Ma è importante provvedere in tempo se vogliamo che le frasi “un giorno tutto questo sarà tuo” o “non voglio lasciare traccia” un giorno avranno ancora senso.

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In America si parla già ufficialmente di digital inheritance, che riguarda il destino dei nostri bit e delle nostre ricchezze virtuali. Da una parte abbiamo i beni materiali come chiavette, tablet, smartphone, dischi, notebook, dall’altra invece tutto ciò che lasciamo sul web, tra cui documenti, video, foto, blog, email, profili sui social network vari, conti correnti che i grandi magazzinieri della rete gestiscono per noi. Gli eredi saranno in grado di tenere tutto questo sotto controllo?

Per evitare problemi, mentre aspettiamo che vengano discusse ed approvate leggi giuridiche che regolamentano l’eredità digitale, i giuristi consigliano intanto due accorgimenti. Il primo è quello di non contare sul fatto che un giorno la legge provvederà per voi, come spiega Ugo Bechini, notaio membro della commissione informatica del Consiglio nazionale del notariato (leggi qui): “Il quadro giuridico è incerto. In Italia non esiste legislazione specifica. E negli Usa solo 5 stati su 50 hanno regole in materia e neanche troppo chiare”. Il secondo consiglio é quello di affidare ad una persona di fiducia le credenziali (quindi username e password) , dato che recuperarle potrebbe rivelarsi un vero problema per gli eredi.
Per risparmiare stress “digitale” ai parenti, ma anche per assicurarsi che video, foto, corrispondenza finiscano nelle mani giuste di parenti o amici fidati, ricorda Bechini, “si può usare il ‘mandato post mortem’, affidando chiavi di accesso e istruzioni chiare al fiduciario, possibilmente per iscritto, su cosa fare in caso di decesso: distruggere i dati in tutto o in parte o consegnarli a soggetti prescelti, ricordando però di aggiornare le istruzioni se si cambia password”.

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